Il silenzio è una forma di odio

caporalato

La questione Aquarius, che negli ultimi giorni è stato il punto focale della nostra azione, è entrata a gamba tesa in un’altra questione importante: quella riguardandte il caporalato e l’assassinio di Soumaila Sacko.

Nel weekend abbiamo ricondiviso la campagna su Go fund me dalla USB Braccianti e siamo ben contenti che si sia riusciti a raggiungere – e superare- la somma di 20.000 euro per le spese legali della famiglia Sacko e per il rimpatrio della salma.

Per quanto riguarda la politica, il governo, sulla questione, si è dimostrato imbarazzante.

Unico a recarsi sul luogo è Roberto Fico, il nostro Presidente del Consiglio Conte si pronuncia rivolgendo un “commosso pensiero” (non fiori, ma opere di bene – cit.), mentre tacciono ancora, a distanza di una settimana,

quelli che dovrebbero più pronunciarsi su questa vicenda: il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Ora, se da Salvini ce lo aspettavamo, da Di Maio, duediddue parole, le avremmo volute sentire, essendo “Ministro del Lavoro“.

Noi ci occupiamo normalmente di hate speech, ma la verità è che questo imbarazzante silenzio è carico di odio e di discriminazione razziale.

Scommettiamo (ci piace vincere facile) che se Soumaila avesse avuto la pelle bianca e fosse stato italiano, adesso si sarebbe alzato un polverone infinito, che Salvini sarebbe corso in Calabria ad affermare che queste cose non dovrebbero succedere e che ci penserà lui a salvare gli italiani?

D’altronde, da quando ha fatto togliere “Nord” dal suo nome di partito, il martoriato Sud non è diventato il suo bacino preferito per raccogliere voti?

Ma del caporalato no, non si parla. Figurati.

Il caporalato è un problema antico di cui le istituzioni si occupano solo quando succede qualcosa, vedi i fatti di Rosarno del 2010.

Otto anni dopo, siamo ancora qui a parlare di filiera agricola insanguinata, di ‘ndrangheta e di sfruttamento lavorativo, ma anche di sfruttamento della prostituzione, omicidio, ricatto e molto altro, nonostante le leggi introdotte.

Mentre il nuovo governo tace, molte sono le associazioni che invece sul territorio lavorano a stretto contatto: come al solito ve ne segnaliamo tre.

Medu – Medici per i diritti umani ha da cinque anni attivato il progetto TerraGiusta che tutela le condizioni di lavoro e di salute dei lavoratori agricoli nel Sud Italia.

DaSud  e Terra! Onlus invece hanno lanciato il progetto #filierasporca che risale la filiera dell’agroalimentare per fare in modo che, partendo a monte dalla filiera, vengano meno le condizioni che portano poi all’utilizzo di lavoratori irregolari, sottopagati o sfruttati e in condizioni di vita disumane.

Infine NoCap che si occupa di combattere il caporalato, lo sfruttamento della manodopera e di promuovere contratti di lavoro legali ed umani, ma anche di promuovere la filiera corta, la cura per l’ambiente e per il paesaggio, l’utilizzo di energie rinnovabili.

Per non incorrere in conseguenze legali vi invitiamo a donare a vostro nome e a comunicarci nella sezione “Contatti” la vostra donazione.

Ricordatevi di inserire l’hashtag #youhatewedonate nelle note di pagamento!

 

 

 

Un commento su “Il silenzio è una forma di odio”

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  1. […] Nel frattempo andate a leggere il nuovo post sul sito You hate we donate. Si parla di capolarato.  […]

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